NBA Europe come il saccheggio del Venezuela da parte di Trump

Editoriale
martedì, 14 aprile 2026 alle 23:16
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Opacità e contraddittorietà. Sarebbero questi due i caratteri distintivi che emergono dal giro di prova della NBA nel cercare di proporre un nuovo modello di business che provochi la seconda riforma della massima competizione cestistica europea, che dopo Coppa dei Campioni prese il nome di EuroLeague. In più è manifesta una voracità da piranha: il 45% dei ricavi nelle tasche degli Owners della NBA per un prodotto realizzato altrove, altro che cedolare secca, una cifra che l'UEFA non si sognerebbe mai di chiedere alle squadre di calcio (e infatti alla FIBA è riservato un misero 5%). L' opinione del mondo del football ve l'abbiamo riferito espressa in un articolo pubblicato da Bloomberg citato qui. "Vengo sulla tua terra e te la prendo, domani mi pagherai 500 milioni per la tua terra, e il 45% di ciò che produce la tua terra è per noi", dice uno dei dirigenti di uno di questi club che ha chiesto l'anonimato come fonte e che è arrivato persino a considerarlo scandaloso come il saccheggio del petrolio venezuelano da parte di Trump.
Belli i business plan ma a contare sono gli intangibles. NBA/FIBA punta molto su Londra. Una città che ha 17 squadre professionistiche di calcio, di cui sette in Premier League: davvero i Lions sperano di portare 20.000 spettatori in un qualsiasi weekend a vedere una partita di pallacanestro? La favoletta della copertura del Foro Italico per avere un campo di gioco realizzabile senza i veti incrociati che impediscono da oltre trenta di anni di avere uno stadio nuovo a Roma (figuriamoci un palazzetto) non riesce a spiegarci come, nel mese di maggio, si possano disputare nello stesso impianto gli Internazionali di Tennis e le partite dei playoff di improbabili gladiatori baskettari. Si è paventato che il conto economico sarà in rosso per una quantità di anni che non è stata definita mentre le royalties voleranno oltreoceano rendendo ancor più ricchi miliardari e fondi speculativi che di quei soldi certo non hanno bisogno.
In principio NBA Europe non avrebbe voluto tra le sue fila le squadre greche, turche e serbe. Squadre che direttamente, come riconoscono sempre Partizan e Stella Rossa, o indirettamente come Olympiacos e Panathinaikos, Fenerbahçe o Efes, vivono di aiuti di stato. Ma che invece hanno pubblico e basterebbe fare una somma algebrica, roba da bimbi di quinta elementare, per capire che una Lega senza queste squadre verrebbe surclassata subito per presenze di pubblico da una concorrente EuroLeague che schieri il lotto delle scartate. Uniformare i modelli di business, regola aurea della NBA che ha una sola squadra non statunitense tra le sue fila, nel Vecchio Continente non è possibile. Nemmeno la UE è riuscita ad uniformare più di tanto gli Stati aderenti.
Il cuore del business sono, come tutti sappiamo, i diritti televisivi. Quanto finora dichiarato in proposito da NBA vale zero, ed è un aspetto di opacità che fa storcere il naso a chi invece deve cacciare quattrini freschi. Netflix e Amazon, o Youtube dove veramente possono arrivare? Silver non l'ha detto... semplicemente perché non è in grado di calcolarlo. Se i diritti televisivi, negli ultimi 20 anni, non sono decollati è colpa anche dei vari club di EuroLeague: gestendoseli ognuno per la propria parrocchia li trovavano utili a mantenere un certo "consenso" delle tifoserie e della stampa ma il prezzo pagato in termini economici è stato carissimo. Sapranno aprirsi a un radicale cambiamento? Al contrario, la NBA è fiduciosa nella propria capacità di concludere accordi mediatici redditizi dopo il successo del recente contratto da 76 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Ma la differenza sta nel fatto che per raggiungere questo risultato è stata fatta tanta strada dal 1946 a oggi, e gli investitori europei sono abbastanza scettici che si possa fare in un colpo solo ancor prima di aver programmato una sola partita di questa NBA Europe.
Quante squadre in EuroLeague, vecchia o nuova che sarà? Tutto questo bailamme per selezionare una nuova elite di club ha fatto emergere una quantità di appetiti. In giro per il continente non ci sono solo Rizzetta e Matiasic. Miliardari hanno acquistato club greci di antica gloria. L'Hapoel Jerusalem col suo nuovo miliardario americano, sgomita. Qualche fondo speculativo ha tirato fuori i suoi progetti, e club calcistici accarezzano l'idea di una sezione di pallacanestro. Sommando tutti questi investitori alle porte della prossima stagione si potrebbe presentare, in attesa del 2027 di NBA Europe, la prospettiva di una Eurolega a trenta squadre, di cui non uscirebbero dodici per il campionato con l'egida NBA/FIBA. Hanno svegliato il mostro, la guerra in Ucraina andrà a finire e le squadre russe rientreranno dalla porta aumentando il lotto delle pretendenti. Chi e con quale criterio gestirà l'allargamento delle partecipanti al banchetto? Le escluse da Silver potranno coagularsi in un campionato alternativo credibile? L'orizzonte è affollato quanto nebuloso.
In tutto questo l'assente ingiustificato è la pallacanestro. Gli americani sono bravissimi a fare casini, e a lasciare i cocci ai malcapitati, lo stiamo vedendo con le guerre di Trump, ma anche nello sport. Sia in giro per il mondo, sia in casa propria: un NIL non regolamentato ci sta facendo assistere alla razzia completa di tutto quello che il resto del mondo produce come talenti del basket, mentre negli USA programmi di atletica e di sport minori, tradizionale fonte di vittorie olimpiche, sono stati abbandonati o trascurati da un giorno all'altro. Vorremmo capire come si vorrà strutturare la FIBA per la diffusione dello sport praticato, come si potranno produttivamente riconvertire le società che allenano ragazzi dal minibasket in su, come si potranno difendere questa estate i club di serie A italiani - o francesi, spagnoli, balcanici - dalla fuga dei migliori giovani europei verso Re Mida NCAA. La BAL (lega africana) non decolla a dispetto dei proclami, la NBA passa dai centinaia di sold out consecutivi dei Warriors ad arene mezze vuote, basta dare un'occhiata agli highlights che al riguardo sono neutrali quanto impietosi. I numeri non mentono: LBA ha già certificato mettendosi a fare la televisione in proprio, la marginalità complessiva della pallacanestro in Italia. E se i soldi degli sponsor e la visibilità del chiaro e del satellite se la prenderà tutta NBA Europe, davvero al secondo sport di squadra dell'Italia (cit) non resterà che piangere.

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