Tosho Radonijc indica la via e la Valtur Brindisi allunga la serie con Verona

Serie A2
mercoledì, 13 maggio 2026 alle 16:00
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Sarà la salsedine del vicino mare, oppure la brezza che soffia costante su Brindisi, o magari il calore del pubblico, ma nell’aria del PalaPentassuglia c’è qualcosa che riesce a trasformare completamente la personalità di 10 giocatori che cambiano completamente il loro approccio alla partita rispetto a quello che mettono in campo lontano dalle mura amiche. La vittoria in gara 3 per 77-70 contro Verona è stata quella di una squadra che si è categoricamente rifiutata di subire il classico sweep e di abbandonare questo campionato e sogni di promozione di fronte al proprio pubblico. Sin dalla palla a due si è vista una squadra trasformata, aggressiva, capace di lottare su ogni pallone e chiudere ogni linea di passaggio. Se i primi attacchi, subito da Radonijc in post lasciavano pensare a un atteggiamento conservativo, volto a non forzare alcuna soluzione, si è ben presto visto che l’idea di Bucchi era diametralmente opposta, ovvero azzannare la partita e mettere subito in chiaro che Verona poteva anche vincere, ma per farlo avrebbe dovuto tirar fuori una prestazione oltre il limite umano. La direzione della partita è stata subito chiara: aggressività totale, sul portatore di palla così come su tutti i close out; forzare i cambi in difesa anche creando dei mismatch, ma facendo leva sul secondo cambio sottocanestro e togliere a Verona la sua arma principale ovvero il tiro da tre. Se c’è una cosa che è stata chiara nelle prime due gare di questa serie, così come nel resto del campionato, è che gli scaligeri nascono e muoiono con il tiro da tre. Se entra diventa difficile batterli, ma se per caso le percentuali restano al di sotto del 30/35% faticano a trovare alternative offensive se non affidarsi a McGee e alla sua potenza fisica. Il piano è perfettamente riuscito con Verona che per larghi della partita non è arrivata al 20% dal tiro da fuori. Solo nell’ultimo quarto, quando le energie brindisine hanno iniziato a venire meno, le percentuali sono aumentate fino al 30% finale, ma Brindisi con i nervi e con l’agonismo è riuscita a tenere botta nonostante il vantaggio si stesse pericolosamente ricucendo. Dicevamo appunto delle energie fisiche. La difesa è stata perfetta per 35 minuti, ma poi le gambe hanno iniziato a girare meno ed la squadra ha cominciato ad andare un po’ fuori giri. Così i cambi avvenivano con un secondo di ritardo, i close out idem e Verona è riuscita a trovare delle triple aperte che hanno messo a dura prova i cuori dei brindisini presenti al palazzetto e collegati sulle frequenza di LNP Pass. A dir la verità gli aggiustamenti di Ramagli avevano fatto in modo che gli scaligeri trovassero triple aperte anche nel terzo quarto, ma aver negato questa soluzione per un tempo ha fatto si che i veronesi fossero fuori ritmo e quindi non in grado di sfruttare le occasioni. Nell’ultimo quarto invece la musica è stata diversa ed è un fondamentale su cui Bucchi dovrò lavorare in vista di gara 4.
IL CAPITANO - Se tutta la squadra ha dato il massimo, una menzione d’onore va fatta a Tosho Radonijc, capitano brindisino e faro della squadra. Si è capito subito la sua intenzione di prendersi la squadra sulle spalle, mostrare la via e far vedere a tutti cosa si doveva mettere in campo per allungare la serie. Il suo tabellino recita 19 punti in 26 minuti con 4/5 da due e 3/4 da tre, tra cui una tripla siderale da fondo campo con cui si è chiuso il terzo quarto. Ci sono cose che però non vanno nello scout e sono quelle che piacciono più agli allenatori. Tralasciando il linguaggio del corpo, le piccole cose vanno trovate nell’intelligenza di capire con un secondo di anticipo un taglio backdoor e chiuderlo prima che si possa anche pensare a un passaggio, la posizione a rimbalzo, i cambi in aiuto dopo il primo cambio sul pick’n roll centrale. Sono queste le cose che determinano la grandezza di una prestazione e quella di Tosho è stata la partita di un capitano vero, di un uomo prima ancora che di un giocatore.
E POI ARRIVA JONES - Dell’americano si è detto tantissimo anche se è solo alla quinta partita in maglia biancoazzurra, ma su una cosa tutti avevano ragione: deve prendersi più responsabilità. Il ragazzo è un timidone, ma ha dei mezzi atletici notevoli e deve solo avere il coraggio di usarli. Per tutta la partita ha preferito il passaggio al tiro, si è concentrato più sulla difesa che sull’attacco. Poi, com Ahmad fuori (dal campo e dalla partita) ha capito che la partita stava andando da lui…e l’ha accolta tra le sue braccia. Una schiacciata in penetrazione a difesa schierata sfruttando il primo passo e una tripla dal palleggio sono praticamente le due azioni che hanno deciso la partita in un momento critico, con Verona ritornata a 4 punti di distanza, la stanchezza che si faceva sentire e l’attacco che non girava più come in precedenza. Ramagli ha capito come depotenziare Ahmad. Dopo gara 1 in cui è stato il fattore offensivo per Brindisi, ha iniziato a dedicargli un trattamento speciale fatto di raddoppi, difesa aggressiva e le classiche mani addosso. È abbastanza evidente che Ahmad non ami questo gioco, tanto che ha trascorso più tempo a lamentarsi con gli arbitri che a giocare, non ha mai trovato ritmo e ha riversato la sua frustrazione in difesa (con falli evitabili che lo hanno tolto a più riprese dalla partita) e con un linguaggio del corpo che faceva capire molte cose. C’è però da dire che se la difesa si concentra principalmente su Ahmad, vuol dire che ci sono più spazi per gli altri. Ok, facile pensare che per lasciare spazi l’indiziato principale sia Cinciarini che, nonostante una tripla di capitale importanza nel finale, continua ad essere sfidato al tiro, ma questi spazi devono essere presi da Jones che ha gambe e testa per poter essere un fattore in questa serie e costringere Ramagli ad allentare la presa su Ahmad. Infine Miani. La sua trasformazione tra casa e trasferta è talmente evidente che Nando Marino sta pensando di spargere un flacone di aria di Brindisi ogni volta che si gioca su altri campi. Al netto dei soli 7 punti realizzati, ieri è stato un fattore a rimbalzo e soprattutto in difesa quando ha tenuto i cambi difensivi con una solidità inaspettata.
GARA 4 - Domani si torna in campo per gara 4 e per Brindisi sarà nuovamente un win or go home. Priorità sarà recuperare le energie fisiche dato che gara 3 è stata molto dispendiosa e soprattutto riuscire a mettere in campo quell’aggressività difensiva in grado da limitare il tiro da tre avversario. Non sarà facile perché Verona è squadra vera, compatta, fisica e allenata molto bene, ma Brindisi deve questo alla città e al suo pubblico. Anche perché gara 5 è solitamente una partita a parte, dove tutto può succedere.

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