"Gigio On Tour", il blog di Luigi Gresta #3: Leoni da tastiera

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giovedì, 27 aprile 2017 alle 12:17
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Con ritardo mi ritrovo di nuovo a scrivere sulle pagine di questo Blog. Chiedo scusa al direttore per l’attesa dovuta a motivi personali ormai risolti. Sono tanti i temi toccati da chi di basket scrive e commenta, però non mi è ancora capitato di leggere nulla su come sia cambiato l’universo degli opinion leader in questo mondo e di come internet abbia esteso la platea di chi di basket scrive, incluso colui che in questo istante sta digitando la tastiera per questo blog.
Grandi penne del giornalismo sportivo, attraverso Giganti, Superbasket, La Gazzetta ed altri quotidiani o settimanali leggevano il mondo della pallacanestro creando opinione, indirizzando l’appassionato ed aiutandolo a riflettere sulla base di concetti e teorie perlopiù circostanziate e non attraverso pensieri gettati al vento, un po’ come in altro ambito fanno coloro che credono alle scie chimiche o boiate varie. Ai vari Giordani, Campana, Pedrazzi o all’amico Mario Arceri abbiamo assistito al passaggio di consegne a Billy75, Artiglio, KarlMarx, Whallala ecc. ecc, cioè a nomi di fantasia che se ne trovano a migliaia sui forum dedicati, dietro i quali può celarsi un esperto conoscitore di basket in età adulta oppure un semplice idiota che se mi incontra per la strada mi chiama ancora Mister. Internet ha dato voce a tutti, a persone esperte che altrimenti con fatica avrebbero trovato spazio sulle colonne di qualche quotidiano, ma anche a cretini patentati che, frustrati e vessati da una vita priva di soddisfazioni, hanno molto tempo da dedicare per sfogare la loro rabbia contro chi rappresenta coloro che essi non sono stati capaci di essere. Tradotto: sfogano semplicemente la loro invidia;
i famosi leoni da tastiera.
Sono conscio che quanto scritto non catalizzerà verso di me troppe simpatie, o meglio, accrescerà l’acredine di tutti coloro che invece di riflettere, si accorgeranno di far parte di questa specifica razza felina. Ma chi mi conosce sa che poco mi interessa risultare retorico e populista. Mi interessa di più esprimere il mio parere, cercando il più possibile di fornire elementi per motivarlo.
Siamo, grazie al cielo, in una democrazia sviluppata dove c’è libertà di opinione. Nessuno vuole instaurare censure o bavagli ma penso sia altrettanto giusto che ognuno di noi si prenda le responsabilità del proprio agire o del proprio proferir parola. L’anonimato, l’utilizzo di nomi di fantasia lascia una conscia o inconscia sensazione di libertà allo scrivente che spesso sconfina in giudizi che vanno oltre la lecita opinione di merito mutando in insulti e ingiurie. Questo non è ammissibile. Dietro allo sportivo, al politico, alla persona dello spettacolo c’è sempre un uomo o una donna, con la sua sensibilità e il suo amor proprio da voler difendere e preservare. Invece spesso lo si dimentica. Le parole sono pugnali, pugnali lanciati da un anonimo, da un soggetto mascherato, che vigliaccamente nasconde il viso perché non avrebbe sufficiente coraggio per affrontare il suo bersaglio a volto scoperto. Dietro quel lanciatore di coltelli c’è un vile, un inetto, un eunuco. Metteteci la faccia se avete veramente la coscienza a posto nel dire ed affermare certe cose che spesso date per verità sacrosante ma invece sono vere in minima parte, se non per nulla. Io qui scrivo cose, anche forti, ma ci metto il volto, pronto a ricevere critiche e dissenso. Usate il vostro nome e cognome così da poter essere tranquillamente identificati, tanto se siete certi di esprimere verità non avete nulla da temere, non è così? Ecco perché lascio spazio su Facebook anche ai miei detrattori, se non insultano ma argomentano. Perché c’è anche chi, pur non nascondendosi dietro a un nik, usa l’insulto come strumento di comunicazione. E anche questo non mi sta bene affatto. Tradotto: l’anonimo è vile, vigliacco, codardo perché sa che può dare fiato alla bocca senza essere identificato (anche se non è sempre così; in situazioni gravi parte la querela e quindi ci vuole un nulla per essere scoperti); colui che non si nasconde ma usa l’insulto senza avere tutti gli elementi possibili necessari per il conoscere, è un maleducato. Disprezzo entrambe le categorie sebbene dia merito alla seconda di non peccare di viltà.
Giocatori, allenatori, dirigenti di qualsiasi sport, ma anche politici, persone dello spettacolo ecc. ricoprono un ruolo pubblico, che hanno scelto di ricoprire. Non si è obbligati a fare l’allenatore di basket; se lo si fa è perché piace e ovviamente accanto a tutti i benefici si devono poter considerare anche le cose meno piacevoli. Le critiche, per quanto costruttive, fanno parte di questo insieme. Allora ovvio che il ruolo impone il dover accettare e il riflettere sulle opinioni dei tifosi, dei giornalisti o degli inserzionisti, ma non accetterò mai l’insulto. “Gresta non ha chiamato il time out al momento giusto”, oppure “Gigio non sa sviluppare un gioco contro la zona”, solo per fare qualche esempio, sono critiche e come tali possono ferire ma fanno riflettere e magari anche crescere. “Il coach è un cretino, non capisce un caxxo” è un insulto. Ed ho esemplificato con l’insulto meno pesante possibile. Ripeto: pensate sempre che dietro a quel coach, a quel giocatore, a quel politico c’è un uomo che il “sentito dire” il più delle volte è un “sentito dire” non vero. Racconto un episodio: allenavo a Trapani nel 2005 e purtroppo, per errori miei ma non solo miei, la stagione partì male e fui esonerato. Su un forum dei tifosi un anonimo pseudo-tifoso scrisse: “Gresta, ti ho incrociato all’aeroporto di Fiumicino. Se avessi avuto un coltello ti avrei ammazzato”. È palese l’esagerazione del concetto esposto, ma mi colpì a tal punto che mentre ero in viaggio lo raccontai a Federica mentre i tre bimbi dietro pensavo che stessero dormendo. Il più grande di loro, Filippo, che all’epoca aveva solo 6 anni, era invece sveglio ed ascoltò il mio racconto. Vivevo un periodo di pressioni tali che nel raccontare la cosa mi scese anche qualche timida lacrima. Il bimbo si impressionò al punto tale che per un paio di settimane volle dormire sempre al mio fianco, con un coltello da cucina, uno di quelli innocui, in mano perché se fosse arrivato l’aggressore lui avrebbe difeso papà. Racconto questo piccolo episodio, che è un misto di tristezza ma anche di dolcezza di un bimbo, per dire a questi leoni da tastiera che le parole, quando non supportate da certezze, fanno male, malissimo. Le critiche fanno riflettere, le parole uccidono. E l’anonimato vi rende vigliacchi. È da allora che ho cominciato ad adottare una linea diversa: la querela. Anche Billy90 o Pippo65 se offendono possono essere rintracciati. Da qui ho cominciato a dare del lavoro al mio avvocato Daniela e ad ottenere qualche soddisfazione, come la causa civile vinta contro una persona per calunnia; 20.000 Euro messi in conto corrente. Se qualcuno non ci crede sono disposto a mostrare una copia della sentenza. Ho smesso di soffrirci ed ho cominciato a querelare; non le critiche, sia chiaro, ma gli insulti o le non verità.
E con questa saranno ancora di più i vari leoni da tastiera che mi odieranno e progetteranno ripercussioni feroci. Ma come dicono i miei amici romani? “Sti cazzi”. Sono convinto che dicendo quanto scritto sopra ho dato voce ai tanti colleghi, giocatori, dirigenti, personaggi dello spettacolo (vero Valentina?) o politici che come me la pensano ma non hanno il coraggio o il modo per poterlo dire.
W il basket e Forza Lions Arkadia Traiskirchen Vienna per questi play off.
Gigio
BLOG A CURA DI ALESSANDRO PALERMO*

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